I bagni siamo noi

Cazzo. Vedete, abbiamo sempre imparato a dar peso alle parole. Le parole, da sempre, hanno cambiato le cose. Due parole: la guerra, ti odio, ti amo. Ed ecco che la vostra vita cambia: due parole del cazzo (contate pure quante volte dico la parola cazzo). Quello che voglio dire è negro, frocio, ritardato; noi tutti dovremmo imparare a dire queste parole più spesso, solo così riusciremo a farle sembrare parole senza senso alcuno. E allora non suoneranno più come offese, saranno solo parole e basta, niente di più, niente di meno, solo così potremo abbattere le barriere che separano la società dall’emarginazione. Bagni pubblici è un po’ questo, i bagni siamo noi: derisi, nascosti, ghettizzati, sfruttati, sottopagati, ridicolizzati. E quindi io mi domando: com’è che sta andando tutto a puttane lì fuori? C’è qualcuno che vuole il nostro male? Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni? Questo è Matrix? Cazzate. La verità è che la colpa è nostra perché non facciamo niente per cambiare le cose, e lasciate perdere Orwell, che se fosse nato a Napoli avrebbe fatto il precario e fumato canne al Kestè il sabato sera, ma solo dopo essersi lamentato che “l’acqua è poca e ‘a papera non galleggia” o che “stamm che pacc’ int all’acqua” (scusate mi vengono in mente solo proverbi con l’acqua, qualcuno ne sa altri?) Dicevamo? La colpa, ho imparato, è solo nostra. E a fanculo le misure anticrisi, la destra, la sinistra, affanculo tutto, a noi ci va bene così. Ci piace sguazzare in quei pochi centimetri di acqua appantanata a fianco alla paparella, che ormai è in stato avanzato di decomposizione, perché è in quell’acqua così torbida che possiamo agire indisturbati, cioè prenderci quel poco che ci serve per non farci sentire troppo inutili perché aspirare a un qualcosa di meglio precluderebbe la nostra totale esposizione, e a noi non piace tanto farci vedere, preferiamo spiare dalla serratura il mondo che gira, ci sentiamo al sicuro e ci facciamo i cazzi nostri; mal che vada qualcuno busserà alla porta ma non lo apriremo, ce ne staremo rinchiusi in qualche noi stessi perché i bagni siamo noi, e in questa società di voyeur solo chi trova già occupato va avanti, magari gira i tacchi e la fa per strada. L’essere umano è codardo per natura. L’essere umano è l’unico animale che arrossisce, e anche l’unico ad averne motivo.

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Ateo, vegetariano, accarezzatore di gatti, fotografo di bagni pubblici, poeta mai per scelta, psicologo in divenire, a volte cammino. Nel tempo libero intreccio fiori e invio foto oscene.
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