L’arte e il tempo, intervista a Ferdinando Sorgente (Nando Nove)

“Ferdinando Sorgente (Nando Nove) è un pittore napoletano che inizia il suo percorso creativo dai graffiti, una dimensione che è stata fondamentale per lo sviluppo della sua ricerca pittorica. Distaccandosi gradualmente da questi, elabora uno stile prettamente figurativo e il passaggio dai graffiti, murali e non, alla pittura nella sua piena concezione, è stato breve; il suo tratto è sempre fortemente riconoscibile pur avendo subito delle modifiche nell’ultimo periodo della sua attività, passando da una spasmodica cura del particolare a un tratto decisamente più materico ed essenziale, contrasto sempre più netto nella sua pittura, una mescolanza tra classico e moderno, che fa rivivere attraverso i suoi ritratti. “  

Raggiungo Nando Nove nel suo studio, passando tra i vicoli e i palazzi storici napoletani. In sottofondo le campane della chiesa di San Giovanni a Mare e Lucio Battisti scandiscono il tempo della nostra conversazione, intorno i suoi lavori coprono la maggior parte dello spazio e ci osservano mentre ci sistemiamo ai nostri posti. Io mi siedo, lui resta in piedi, prima accanto al suo cavalletto, poi allontanandosi di tanto in tanto per guardare meglio da altre prospettive.
Sulla tela il profilo di una donna sta prendendo forma pennellata dopo pennellata…

Cosa stai disegnando?
E’ una foto, io vado sempre alla ricerca dei miei soggetti, non è che li prendo a caso, soprattutto questa l’ho presa per le masse, se vedi sono le masse le cose che mi interessano di più, guarda dalla foto…

15139630_1803730739838467_1245447880_n-fileminimizerOsservavo la spigolosità del viso…
L’ho tracciato solo, e poi ho giusto messo un po’ di colore per iniziare a creare. L’olio si usa in modo diverso rispetto ai colori acrilici, da qualsiasi altro tipo di tecnica, ma come ogni tecnica è a sé, è molto più difficile… Lo uso perché mi piace l’idea che mi dà della mia arte, inizio a mettere colore su colore su colore su colore su colore…

Tu vai ad aggiungere praticamente…
Si, e poi elimino.

Cioè il concetto è aggiungere il colore e poi modificarlo
Si, quello, ma alla fine il gioco mio è di eliminarlo. Se vedi anche altri miei quadri… (mi mostra i suoi disegni) Elimino. Il vedo e non vedo è quello che attira di più, sempre.

“La pausa”, diciamo, come se fosse una pausa
E’ stato anche il gesto secondo me, cioè pensa un pittore che cancella il suo lavoro, è una cosa secondo me terribile, ma dipende dai punti di vista, dal mio è di ricerca. Dopo cancellato che cos’è? Cosa esce? E secondo me è ” funziona di più così”, è una cosa mia, per dargli questo fatto di vedo non vedo, mettere masse su colore, di non gestire bene la sfumatura, perché vuoi che ti dia altre sensazioni, cioè c’è tutto un gioco. Il fare un quadro non è solo tecnica, o guardare e ricopiare, no questo lo sa fare qualsiasi persona, è il come farlo, è come il discorso di prima, è farlo anche in un certo modo, è lavorare in un certo modo, non so se sono chiaro, probabilmente non lo sono.

… Poi l’immagine inizia ad uscire fuori, poi tu le dai una gomitata, la spingi verso la direzione che vuoi tu, poi lei insiste, poi tu… E’ un po’ una sfida su quello che sta avvenendo e quello che vuoi dire tu…
Esatto, perfetto, a volte riesco a farmi capire.

…E’ molto importante il distacco, il ritorno alla normalità, come nella musica c’è la pausa, cioè quando c’è una musica poi c’è una pausa
Si, è come uno scrittore che scrive un romanzo. La cosa più difficile per uno scrittore è creare le pause, cioè chi legge deve chiedersi “cosa succederà?” Dove andrò fino all’ultima pagina? Perché questa pausa che mi sta dando mi fa entrare in un altro capitolo? È qua che crea il pathos, il vedo non vedo, allora insiste di essere ancora più colore, di prendere l’altro lato e di girarlo, di leggere più veloce quel capitolo per andare subito su quell’altro. La pittura è la stessa cosa: ecco perché voglio levare ed eliminare, perché tu ti devi chiedere perché lo ha eliminato? La pausa, quindi il pathos, quindi l’idea.

Da quanto tempo hai iniziato a dipingere e perché hai iniziato?
Ho iniziato da… Non ricordo quando ho iniziato, forse potrei dirti che lo faccio da sempre, ricordo che avevo quattro o cinque anni, disegnai un piccolo dinosauro, e lì capii che mi piaceva un sacco disegnare, mi sentivo a mio agio, mi sentivo come se stessi in un mondo in cui stavo bene, cioè come un qualcosa che potevo riuscire a creare, con la magia che posso creare, il fatto di essere pittore mi fa stare bene, forse ho iniziato dall’accademia.

E all’accademia ti sei ritrovato con questo discorso? Che persone hai trovato?
Mi sono trovato male, ho trovato ottime persone ma mi sono trovato male.

In che senso?
Pensavo che l’accademia era migliore come luogo, sia di personaggi, ne ho trovati, ma non tanti, pensavo che ci fosse un ambiente diverso, non mi sono trovato bene perché non ho visto professori, non volendo essere superbo, alla mia altezza. E’ difficile trovare quel professore che ti dà energia, ne ho trovati pochi, ma spesso stavo da solo, dipingevo da solo e non con il mio corso, non avevo una professoressa che ricercava le mie stesse cose.

Oppure eri consapevole che quello che cercavi tu era lo stesso che cercavano gli altri e c’era incomunicabilità?
C’era incomunicabilità perché probabilmente le ricerche erano diverse. Io dipingevo a spray allora, ho fatto graffiti per dieci-dodici anni, e sono andato là a portare il graffitismo come ricerca, e all’accademia non c’era questo modo di fare arte, per loro non era arte fare i graffiti, un writer non poteva esprimersi, io ero contrario a questo, soprattutto perché quando lo fai per tanti anni tu inizi a fare ricerche attorno a te e a vedere tanti writer che hanno fatto un percorso artistico, non sono rimasti solo al treno o al muro, loro hanno fatto una ricerca con quella tecnica e ne sono diventati maestri e pittoricamente davvero sono secondo me invidiabili a nessuno, e fanno davvero dei prodotti ottimi. L’accademia su questo era impreparata, e su questo ho dovuto insegnare quasi io alla mia insegnante, e questo non mi faceva bene, io avevo bisogno di qualcuno che mi dava, anche perché mi sono chiuso nel classico, nella ricerca della figura umana.
Ho incontrato vari ragazzi all’accademia, ma la maggior parte di essi o stanno facendo un altro mestiere o si buttano a fare gli assistenti o chi ha coraggio fa questo…

Secondo te che cos’è l’arte?
Puoi vedere l’arte in un lavoro del ‘600, nel Caravaggio o nei pittori napoletani, come il Caracciolo o Giacinto Diano. L’arte cos’è?… L’arte è un mezzo, l’arte è una bugia, secondo me l’arte è qualcosa di non chiaro, qualcosa anche di mistico, qualcosa che come quando vedi un tuo lavoro, uno scultore, un pittore, un’installazione, un qualsiasi cosa che sia una forma d’arte, la vedi, contempli, ti emozioni, ti è mai capitato di vedere un lavoro e di dire “wow, un uomo ha fatto questo?” Io ad esempio mi sono commosso a vedere Il Bacio di Rodin, è tutto un tondo, un toccarsi, è bellissima, è una scultura perfetta: dinamismo di questi due amanti che si baciano, si vede che proprio c’è l’amore là, e la cosa più bella è che l ha fatta un cieco, ed è eccezionale che un cieco abbia fatto questo, ha potuto vedere com’è l’amore….

il bacio di Rodin
Il Bacio (Le Baiser) di Auguste Rodin

E tu rispetto a quella scultura dov’eri?
Io ero l’osservatore in quel momento, ero commosso, ero emozionato, come quando fai l’amore, come quando alla fine stai al massimo del desiderio e in quel mezzo secondo c’è la pace, il paradiso… Non te ne fotte di niente, stai là in quel momento, stai benissimo, può succedere anche una guerra intorno a te… Questa è l’arte, è come il sesso, come una cosa non chiara.

 

E invece rispetto al tempo, qual è il rapporto tra l’arte e il tempo?
Nell’arte c’è un rapporto sicuramente.

E l’opera rispetto a questo tempo dove si colloca? Dove sta?

Sta nella tua testa, tu stai là guardi, osservi, metti, elimini, sai che comunque ad un certo punto devi fermarti, perché sai che devi fermarti. L’opera e il tempo vanno di pari passo, non ci sono problemi tra di loro, non è una cosa negativa, anzi. Il tempo è indicativo, è numerico, e quindi il tempo è indifferente per l’arte, è sempre stato così, come per i grandi pittori del passato è una continua ricerca dei tempi, come il Piero della Francesca, o un Pollock. Un Pollock ci poteva mettere pure un’ora come un mese, un Piero della Francesca un suo volto di profilo con tutto il microcosmo dietro, tutto perfetto e minuzioso, ha potuto metterci sicuramente un po’ di più, ma lui non se ne interessava, basta che veniva in un certo modo, con i suoi tempi.

E il tempo per questa donna qual è?
Non so, per ricopiarla ci potrei mettere “tempo”, per farla come dico io ci vuole il suo di tempo e non so quanto ce ne vorrà.
Che cosa guarda?
Che cosa aspetta!
Che cosa aspetta? Da osservatore, non so se lo è, vedo il mare alle sue spalle
No, nel mio non ci vedo il mare, nel mio ci sarà “ cosa aspetta”, e non è la domanda, è “la pausa”.

Invece rispetto alla realtà napoletana, qual è lo stato attuale delle cose? Qual è oggi l’impulso che porta a creare, a trasformare, a darsi dei tempi in questi anni?

Mimmo Jodice. Attesa
Mimmo Jodice. Attesa

Non ti so dire, penso anche agli altri colleghi della sfera napoletana, chi lavora come me, che dipingo da un po’, Napoli la pittura ce l’ha sempre avuta nel sangue, sempre, siamo stati capitale e centro del mondo e d’Europa per secoli, e abbiamo fino a tutt’ora grandissimi artisti, non solo nel lato pittorico, dalla scrittura alla fotografia come ad esempio il maestro Mimmo Jodice. Non penso che uno Jodice o un Masucci, che è un artista che sta a Via dei Tribunali, lo fanno perché devono per forza. E’ una cosa che si deve fare, è una cosa più forte di te, la devi raccontare, sai che la puoi raccontare in un certo modo, sai che come lo racconti tu non lo racconterà mai nessun’altro, questa è la forza di un artista, avere anche quella cosa di riuscire a sapere di fare una cosa e di renderla unica.

Il tuo obiettivo verso chi guarda qual è?
A parte dipingere è raccontare, e il mio racconto è sempre fatto di persone e ognuna di esse racconta sempre qualcosa, poi alcune ci riescono e altre no, però è come il discorso dell’attesa, dare quella sensazione di attesa come l’hai ricevuta tu, e capire in che stato è l’attesa.

Puoi anche essere quello che vuoi quando dipingi?
No, sei sempre tu, anzi io sono più dentro qua Nando che in altri posti, a volte non parlo neanche, mi annoio di parlare, preferisco stare più in un museo, stare più qua dentro a dipingere che stare a bere, a ballare. Quante serate ti sei fatto tu nella vita? Un sacco no? Raccontamene una, non te la ricordi mai, io invece ricordo questo, e di quando ho fatto questo. Questo è il percorso, e quindi torniamo anche al discorso del tempo.

Qual è il tuo rapporto con la pittura… Che sostanza ha la pittura?
L’ARTE E IL TEMPO, INTERVISTA A FERDINANDO SORGENTE (NANDO NOVE)La pittura è materia, non c’è cosa più bella, il colore che sto usando io ad esempio è un colore molto materico, poi dipende anche dal colore, per dirti una, il bruno può essere molto più malleabile, un giallo cadmio scuro, anzi no un giallo di Napoli un po’ più duro, quindi sono meno malleabili.

Chi sono i tuoi modelli?
Sono persone, sono amici, conoscenti, ricordi più che altro. Il distacco è sempre difficile… (in sottofondo c’è una canzone di Pino Daniele che recita ”d’amore non si muore”) D’amore non si muore, però fa molto male, devi lasciare a un certo punto, perché è la vita che è così, anche se è sempre difficile abbandonare un tuo lavoro…è parte del gioco.

E rispetto al mostrare qual è il ruolo positivo e negativo che stanno avendo i social network?
Fin quando tu ti fai notare perché hai bisogno di far vedere le cose tue, perché vuoi farti conoscere, è una cosa positiva. Nel caso mio io uso vari social network, internet in genere è un modo per farsi vedere e bisogna sempre usarlo nel modo corretto.

Che cos’è la felicità?
Dipingere: stai creando, ti stai facendo trasportare da quella cosa, il dinamismo del trasporto, del lavorare e sentirsi soddisfatti… Questa è la vera felicità al momento.

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Carol Cristi Ateo, vegetariano, accarezzatore di gatti, fotografo di bagni pubblici, poeta mai per scelta, psicologo in divenire, a volta cammino. Nel tempo libero intreccio fiori e invio foto oscene.
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