Il mio Dio? Sono io. Considerazioni semiserie sull’esistenza eventuale di un’entità ultraterrena

Il mio Dio? Sono io. Considerazioni semiserie sull'esistenza eventuale di un'entità ultraterrena

Non sono credente. O almeno non sono un credente che credi tu. Non ci credi? Ora te lo dimostro: se io ti dicessi che sono un credente, non ti domanderesti in cosa?

Già da piccolo, quando provavano ad insegnarmi la differenza tra la mano destra e la sinistra, restavo impreparato al suggerimento: “è la mano con cui fai il segno della croce”. Scattavo subito, invece, al secondo suggerimento: “è la mano con cui scrivi”. Scartando per un attimo l’intuizione per cui un bambino possa essere anche mancino, poiché i grandi vivono di cliché, ho iniziato ad usare la mano destra per scrivere ciò che avevo in testa, invece di usarla per altri scopi.
I tentativi di ricondurmi sulla retta via sono stati tanti, e tante sono state le parole per convincermi che stavo sbagliando. Ma sapete, a volte persino una buona parola col divino non può nulla contro una naturale propensione al disadattamento verso certe regole che la cultura a volte spietata ci ha imposto. E infatti così è andata pure a me: sono cresciuto disadattato, e pretendo di essere libero di scegliere cosa fare, cosa mangiare, in cosa credere. Scusatemi per questo.

Mi sentivo un rivoluzionario, uno che in fondo aveva già capito tutto. E lasciate che io pecchi ancora, ma stavolta di presunzione, se ad oggi affermo che avevo ragione: stavo anticipando di parecchi anni il modo in cui avrei visto le cose. Certo che la mia idea è maturata, non posso dire di non averlo cercato.
L’ho cercato e alla fine l’ho trovato: ho trovato Dio. Il mio Dio, che sono io.
E’ un po’ più basso ed ha i capelli corti, non lo trovi per le strade, mai nessuno ti parlerà di lui perché nessuno l’ha mai visto. E non potrei neanche presentartelo, perché per te non esiste.
Cioè tu non credi nel mio Dio? E allora sei un ateo e non puoi capirmi quando parlo di verità, della mia verità. Come potrei riuscire ad insegnartelo? Basta poco: diventa me, prendi il mio nome, il mio corpo e la mia storia, rivivi le mie esperienze, prenditi le mie idee e la mia personalità e solo allora conoscerai il mio Dio. Ovviamente tu non sarai mai me, e non perché me la tiro e soffro di egotismo, ma per lo stesso motivo per cui io non sarò mai te.
Come potrei capire a fondo il tuo spirito se, nonostante io ti dedicassi con attenzione il mio tempo, resterebbe tra noi un sano muro d’incomunicabilità? Dico sano poiché altrimenti non vi sarebbe confronto, che è il motivo principale per cui viviamo e interagiamo.
La parola è l’unico mezzo per restare uniti, per capire e accettarci. Chi non ha capito questo è lì fuori a sganciare bombe o a farsi saltare in aria in nome del suo ideale. Chi l’ha capito è nel suo tempio a ricercare proseliti, chi invece l’ha capito e continua a mettere in dubbio le sue credenze, sempre e comunque, è su un blog modesto a raccontarlo.

Ascoltate pure chi vi propina certezze, ma siate pronti allo stesso tempo a metterle in dubbio, o la vostra spiritualità potrebbe ristagnare, e voi di conseguenza smettere di elevarvi al pensiero libero. Ascoltate la voce delle masse, ma consideratela come un’unità singola, perché nel gruppo l’individuo viene depersonalizzato.
I tifosi di una squadra di calcio si riuniscono allo stadio per seguire la partita, si vestono dei colori d’appartenenza e intonano all’unisono i loro cori. Ma ciascun tifoso dopo la partita tornerà a casa e racconterà la sua versione della partita, dirà che la squadra è andata bene perché ha vinto o che è andata bene nonostante la sconfitta, insomma ci saranno tante versioni differenti quanti i tifosi presenti.
E la verità qual è ? Che ognuno di noi crede in ciò che più lo fa stare meglio.

Cosa c’entra tutto questo con Dio?
Moltissimo, ve l’ho appena presentato. So che non sono stato molto chiaro, ma ve lo avevo avvertito che sarebbe stato difficile. Andiamo avanti, ci riprovo, ce la sto mettendo tutta, lo giuro, e sono sicuro che già da questo momento abbiamo opinioni discordanti. Ma seppur ci fosse una verità, unica e intangibile, ci saremmo ritrovati comunque in disaccordo.
Le uniche certezze che ho trovato durante la mia ricerca sono state quelle che mi sono guadagnato, certezze a cui non mi va di dargli un nome. Potrei chiamarle Dio, o usare qualsiasi altra parola, cambierebbe poco, ciò che conta è la spiritualità a cui sono arrivato oggi.

Per me Dio è la libertà nei piccoli-grandi momenti personali, in cui ci sentiremmo incompresi nel raccontarlo. E ovviamente ci sono qua io a provarlo sulla pelle: più avanti vi racconterò come avvengono i miei “incontri”, e affinché una buona storia risulti valida occorre che io funga per un attimo da deus ex machina e vi sveli qualche segreto, e lo farò citando una frase di una persona qualunque che ha scritto un libro qualunque:
“Per colui che l’ha dominata, la mente è la miglior amica, ma per colui che ha fallito nell’intento, la mente rimarrà la peggior nemica”.
Forse non esiste altro che riesce a racchiudere il concetto del mio Dio in modo così doloroso, che sintetizza e unisce (mai in un’unica entità ma in due potenze concomitanti) mente e anima.
L’una è la conseguenza dell’altra, e in verità, purtroppo, è facile divenire esseri confusionari che vivono nel caos. Non provateci nemmeno a rompere gli schemi del disordine, in ogni caso avrete sempre perso.

Da dove partire? Da noi stessi.
Paradossalmente siamo la concausa di un meccanismo che ci attrae e ci respinge senza logica apparente verso il disordine (persino il disordine ha un suo ordine, solo che è stronzo e non si fa sgamare), produciamo un’immensa energia e ne immagazziniamo pochissima, spendiamo troppo e ne vogliamo ancora, ci prendiamo più di quello che ci serve e ci lamentiamo del mal di pancia.
Disciplinate la mente, insegnategli un metodo per entrare in simbiosi con l’anima, e sarete ricchi con un’enorme potenza da impiegare, e persino da donare all’occorrenza.

E allora sì, vedi che sono un credente? In che cosa? Nel mio Dio diverso dal tuo.
Ah già, i miei “incontri”, ora ve ne descrivo uno. Vi apparirà di certo banale e stucchevole, d’altronde la vita stessa è più facile di quella che ci raccontano:

“Mi trovavo in mezzo a tanta gente, eppure mi sentivo così solo. Alzai gli occhi oltre la fine d’orizzonte tra le teste e il cielo, e un vento tiepido si posava sulla mia faccia. D’un tratto mi ricordai di lui, era il mio Dio che mi stava parlando, non mi sentivo più solo. Sapevo esattamente cosa mi stava succedendo, a volte lui faceva così quando voleva parlarmi, e io lo accoglievo ringraziandolo per il prezioso regalo. “

Non capita spesso, ma quest’attimo è così confortante che quando arriva è come nascere ancora in un corpo migliore.

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Ateo, vegetariano, accarezzatore di gatti, fotografo di bagni pubblici, poeta mai per scelta, psicologo in divenire, a volte cammino. Nel tempo libero intreccio fiori e invio foto oscene.
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