Nei peggiori bar

Capita a tutti prima o poi di avere una grossa sbronza. E come ogni sbronza che si rispetti, è sempre seguita da una grossa delusione. Eh sì, capita di sentirsi a Caracas, mentre in realtà si è a piazza del Gesù. La triste realtà è che qui non siamo in Venezuela, e i ballerini che frequentano queste zone non sono poi così tanto bravi, non succhiano mojito da una cannuccia, e non ci sono palme e cameriere in infradito e bikini che vi offrono da bere sorridendovi. Qui siamo a Napoli, è Venerdì notte e non siamo all’Havana club ma al Double wine bar che è gremito di…ehm, è gremito di…mmm, è gremito di…gente! forse attratta da quel fascino tanto decantato in quella famosa pubblicità di rum in cui personaggi più o meno ambigui si scatenano su ritmi esotici dimenandosi e strusciandosi dietro tracotanti ballerine che sculettano esaltandone le protuberanze. Qui è il mocassino a farla da padrona e le continue inondazioni spingono a mostrare le caviglie di questi sfortunati amanti del drink esotico. E se pensate che dopotutto il bagno non rappresenti una tappa fondamentale per la liberazione interiore e se pensate che uno strano individuo variopinto non riesca a minare la vostra eterosessualità cercandovi di rinchiudere in quel metro quadro, allora sentitevi pure pronti, allacciate pure le cinture e fate finta di niente…

PRO: fumo passivo gratis!
CONTRO: “welcome to the jungle” il fine settimana

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Ateo, vegetariano, accarezzatore di gatti, fotografo di bagni pubblici, poeta mai per scelta, psicologo in divenire, a volte cammino. Nel tempo libero intreccio fiori e invio foto oscene.
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