Sono andato in guerra (di parole) contro i detenuti con Flavia Trupia e Enrico Roccaforte

Sapete cosa hanno in comune Barack Obama, Hitler, Papa Francesco e Martin Luther King? Tutti sono o sono stati degli eccellenti oratori.

Io invece sono uno di quelli che ogni volta che deve parlare in pubblico inizia a andare in ansia, e tutti gli schemi mentali e quei discorsi che mi ero preparato d’un tratto svaniscono.  E mi ritrovo lì con un microfono in mano di fronte a tante persone che mi guardano e si aspettano che io dica qualcosa. E alla fine tutto ciò che mi viene sono parole indecise, vacillanti e senza contenuto. E ogni volta mi ripeto che la prossima volta andrà meglio. Ma qual è il mio problema? Perché alcune persone riescono ad essere così sicure di sé? Me lo sono chiesto per molto tempo, poi  l’ho capito: hanno una buona retorica.
E allora come posso imparare?

Così mi sono iscritto a una battaglia di retorica organizzata dalla mia università. Il programma era vago: noi studenti selezionati avremmo partecipato a una serie di incontri formativi con due coach e alla fine saremmo andati nel carcere di Poggioreale di Napoli e avremmo sfidato i detenuti su un argomento di attualità dibattendo prima a favore, poi a sfavore. Niente di più facile mi dicevo, che ci vuole a battere con le parole i detenuti? Molto, mi sono poi risposto dopo essere uscito da perdente ma felice dal carcere. Ma perché abbiamo perso?

Ho intervistato i miei coach Flavia Trupia, esperta di comunicazione e presidente dell’Associazione Per La Retorica e Enrico Roccaforte, attore e regista.
Per capire come sono andate le cose e sentirmi meno sconfitto.

Flavia Trupia e Enrico Roccaforte

Introduci te stessa/o
Flavia Trupia Mi occupo di comunicazione nelle relazioni pubbliche, negli uffici stampa, nella pubblicità e in vari settori della comunicazione. Inoltre insegno social media e retorica, e scrivo libri, post, contenuti sui siti web e discorsi per altre persone.
Ho iniziato a interessarmi di retorica qualche anno fa perché a un certo punto mi sono resa conto che mi mancava qualcosa, perché non riuscivo a essere efficace come volevo e quindi ho pensato di studiare meglio la retorica, che è una materia che conoscevo già un poco perché all’università ho studiato filosofia del linguaggio e mi sono anche laureata in questo.

Enrico Roccaforte Durante la mia carriera ho fatto principalmente l’attore di professione ma anche le cose più disparate: 60 o 70 spettacoli teatrali, un sacco di cinema e tanta televisione con le serie tv. Ho fatto delle regie teatrali e mi sono occupato ad esempio di musica polifonica.
Con gli anni sono diventato un insegnante di recitazione in alcune scuole e in ambito privato. Ho sviluppato cioè delle capacità che mi hanno permesso di far diventare il coaching il mio lavoro primario. Lavoro usando tecniche che servono a stimolare la creatività in una determinata direzione e in determinate situazioni, come ad esempio quella che abbiamo vissuto con la “Guerra di Parole”.

Flavia, riguardo all’Associazione Per La Retorica, a chi si rivolge e qual è la sua mission?
L’ Associazione Per La Retorica si rivolge a tutti coloro che amano la comunicazione e vogliono saperne di più. La nostra utenza è composta da persone di vario genere: ad esempio ci sono i manager, cioè coloro che si trovano a dover fare dei discorsi e si trovano in difficoltà perché non si sentono sicuri nell’affrontare discorsi in pubblico. C’è poi un pubblico enorme che è quello della didattica nelle scuole e nelle università perché lì non si studia retorica e quindi ci scrivono spesso insegnanti che ci chiedono consigli su come aiutare I loro studenti a comunicare meglio.

Enrico, come è iniziata la collaborazione con l’Associazione Per La Retorica?
Con Flavia collaboro da quasi 5 anni e ci siamo conosciuti attraverso un progetto divulgativo per le scuole organizzato da lei in cui ero uno degli attori che facevano lo spettacolo. In quell’incontro è scoccata una scintilla anche perché Flavia sapeva che io poco prima avevo fatto un progetto al carcere di Regina Coeli in cui i carcerati hanno realizzato uno spettacolo teatrale e musicale scritto da loro, che poi è diventato anche un libro.
Da lì in poi in questi anni abbiamo capito che lavoriamo bene insieme e siamo abbastanza complementari, da come avete visto nella Guerra di Parole lei è quella che entra nel merito di quello che dite mentre io cerco di restare più nella forma e nel pacchetto.

Che cos’è la retorica?

Flavia La retorica e “l’arte del dire” e serve per rendere più efficace un discorso. Tutti noi quando teniamo un discorso non vogliamo essere neutri ma vogliamo lasciare un ricordo emozionale alle persone e fargli ricordare quello che abbiamo detto cercando di coinvolgerle, di spingerle all’azione e di fargli fare qualcosa per i  nostri progetti. Per fare questo è indispensabile usare la retorica, cioè servirsi di strategie del dire che comprendono anche il linguaggio del corpo, per fare in modo che il nostro dire diventi più efficace.

Enrico È la capacità di esporre dei concetti e allo stesso tempo essere empatici e convincenti .

Quanto è importante una comunicazione efficace?

Flavia Già quando tu parli di comunicazione parli di un’intenzione, perché il grado zero è l’informazione, cioè ti sto informando di un qualcosa. Ma nessuno vuole semplicemente informare, tutti vogliono comunicare. E anche se l’intenzione di comunicare è in tutti, l’efficacia della comunicazione è dipesa dall’oratore, se è o non è sufficientemente bravo.
Olivier Reboul, che è stato uno studioso della retorica, diceva che è brutto quando una cattiva intenzione di un oratore viene mascherata da belle parole ma è ancora peggio quando le intenzioni buone vengono distrutte da un oratore cattivo.

Enrico La comunicazione si basa su uno scambio di relazioni che hanno bisogno di essere nutrite da una buona dialettica e se ci si fa capire bene e si empatizza facilmente con chi si ha di fronte, si riesce a costruire un qualcosa di efficace. La retorica ti aiuta a creare un universo che è il tuo e a esprimere una serie di concetti alla cui base vi sono la democrazia e il rispetto. Nella retorica non si può essere violenti, non ci si può accavallare all’interno di una gara di retorica: io ti lascio esprimere e ti lascio il tuo spazio di libertà e poi mi permetto di prendermi la mia se sono contrario alle tue idee.

Rispetto al passato come è cambiato il modo di comunicare dei giovani?

Flavia Una differenza enorme è che ci si sente meno a telefono.
Io lavoro molto con i giovani e loro ti rispondono di più su WhatsApp che a telefono, non ci si telefona più per dirsi un qualcosa, anche sul lavoro.
E siccome su WhatsApp si usa un linguaggio molto semplice e molto rapido, perché più di tanto non si può scrivere su quel mezzo, questo ha sicuramente inciso sul modo di comunicare dei giovani.
Però io non credo che i più giovani non siano bravi nella comunicazione dal vivo ma semplicemente nessuno ha insegnato loro come esprimersi in modo efficace. Vedo spesso nelle scuole, ma anche tra gli universitari, usare nei discorsi ufficiali un linguaggio che non è efficace, sembra che non abbiano il dominio della materia, e invece non è così, semplicemente nessuno ha insegnato loro a parlare in modo più semplice. La semplicità è sempre un punto di arrivo è mai un punto di partenza.

Enrico È cambiata la velocità nel comunicare e il poco approfondimento. Si comunica in maniera molto più veloce e istantanea per esprimere concetti molto piccoli e poco profondi, rischiando che la comunicazione venga, come posso dire “sporcata” da un’idea fittizia di comunicazione.
Per me comunicazione vuol dire altro, e rispetto al nuovo modo di comunicare dei giovani a volte ho come la sensazione che comunicano-non comunicando affatto.
Una cosa che noto molto nei miei allievi è che loro riescono a esprimere un concetto più facilmente su WhatsApp che a voce. Questo credo che sia un modo di empatizzare col mondo che secondo me guasta I rapporti umani. Infatti sono molti i giovani che attraverso internet riescono ad esprimersi bene e poi nella realtà sembra che si entusiasmano poco alle cose, dico sembra perché poi quando li guardo negli occhi lo vedo bene il loro entusiasmo.

Quali sono i segreti per una comunicazione efficace?

Flavia
Declara la tua tesi: Una cosa che nessuno insegna mai e che invece è fondamentale, lo insegnano ad esempio quelli di Ted, è che quando tu fai un discorso devi dire brevemente dopo pochi minuti qual è la tesi che vuoi dimostrare, ovvero qual è la tua idea. Ad esempio: “Io oggi sono qui per dimostrarvi che la retorica è importante per comunicare meglio”, punto. Poi il resto del tuo discorso dovrà avere una serie di argomentazioni a supporto della tua unica tesi.

La regola del tre: Devi racchiudere in tre punti le argomentazioni a supporto della tua tesi. Esempio: “Oggi sono qui per dimostrarvi che la retorica è importante per comunicare meglio e ve lo dimostrerò con tre argomentazioni: la prima è… la seconda è… la terza è…”.
Questa è una tecnica antichissima, la usa ad esempio Papa Francesco e l’ha usata anche Steve Jobs, quindi persone che hanno fatto della comunicazione una virtù.

Usa gli slogan: Un’altra strategia ad esempio è quella degli slogan ovvero quella di semplificare il tuo discorso con degli slogan o usando figure retoriche. Ad esempio De Mita ha usato il termine “il sommerso” per parlare del lavoro nero, e questo è molto efficace perché le persone tendono a ricordarsi più un’immagine che una lunga spiegazione. In questi tempi ad esempio si sente parlare spesso di “contratto con gli italiani” o del “contratto” tra Lega e 5 Stelle. Lo chiamano il “contratto” come se fosse il contratto di affitto di un appartamento, anche questa è una metafora.

Usa gli esempi: Un’altra strategia fondamentale è quella di fare degli esempi. Gli esempi hanno sempre un valore retorico e questo aiuta molto a chi ha a che fare con delle materie complesse quali la scienza e la statistica. Si tratta di portare un mondo astruso, un concetto astruso in un mondo più vicino. Ad esempio ho visto un relatore di Ted spiegare la funzione della corteccia frontale del cervello paragonandola al simulatore dei piloti degli aerei. Quindi fa una similitudine tra un qualcosa di estremamente complesso da spiegare e una cosa che noi tutti più o meno conosciamo.

Enrico
Sii sintetico: La sintesi è saper trasferire con semplicità concetti difficili. Una buona comunicazione deve arrivare a più persone possibili, quindi riuscire a cogliere anche gli aspetti più banali e farsi capire sia da chi non ha gli strumenti che da chi ha gli strumenti.

Funzionale: Deve essere ristretta, precisa, chiara, semplice da capire e quindi funzionale.

Evidenzia i concetti:  Durante i nostri incontri abbiamo detto spesso di usare degli slogan e di usare delle frasi che avessero un inizio, uno svolgimento e una fine. In questo senso la comunicazione deve contenere in sé poche cose lucide messe in evidenza.

Alla fine noi studenti abbiamo perso la guerra di retorica contro I detenuti, perché? Commenta questi punti:

– I detenuti hanno vinto perché hanno avuto molte esperienze di vita
Flavia Non credo che abbiano vinto perché hanno avuto delle esperienze, anche perché le esperienze puoi viverle anche attraverso un romanzo, cosa che voi avete fatto sicuramente più di loro attraverso lo studio.
Hanno vinto perché hanno saputo raccontare le loro esperienze meglio di voi.
Enrico Direi che hanno vinto perché sono più grandi di età e quindi hanno avuto più esperienze. Sono più maturi in quanto più grandi di età rispetto a voi.

– I detenuti hanno vinto perché hanno avuto più tempo per pensarci e prepararsi
Flavia Falso. Loro hanno avuto molto tempo per pensarci ma non necessariamente hanno la capacità di concentrazione degli studenti, ovviamente ogni caso è a sé. In più loro non potevano vedersi per discutere dell’argomento poiché erano tutti in celle e reparti diversi e per incontrarsi hanno dovuto chiedere dei permessi. Al contrario degli studenti che invece avrebbero potuto vedersi quando volevano e invece non l’hanno fatto…
Enrico Non è vero perché il tempo che loro dedicano allo studio è molto meno rispetto a quello che dedicate voi studenti.
Il tempo reale è stato uguale, anche perché loro dentro il carcere fanno delle attività.

– I detenuti hanno vinto perché hanno avuto un forte sostegno reciproco essendo un gruppo omogeneo
Flavia Loro hanno vinto perché giocavano in casa, questa potrebbe essere una delle ragioni, e in più avevano un pubblico che era composto da detenuti che ha dato loro grande calore.
Inoltre loro, rispetto a voi, hanno una grande voglia di rivalsa per la condizione in cui sono, una forte voglia di riscatto sociale.
Enrico Era un gruppo eterogeneo e voi da questo punto di vista eravate più omogenei di loro, infatti è stato difficile selezionarvi perché c’era un’alta omogeneità tra voi.

– Hanno vinto perché sono arrabbiati
Flavia T: Sì nel senso che vengono motivati dalla loro voglia di rivalsa.
Enrico R: No. Perché poi la rabbia non produce degli effetti positivi secondo l’idea della retorica, perché rischi la violenza, rischi l’attacco, quindi no.

– Hanno vinto perché hanno un linguaggio semplice e diretto
Flavia Perché hanno un linguaggio del corpo semplice e diretto.
Enrico Hanno vinto perché hanno saputo usare alcuni slogan che sono stati molto efficaci e cioè semplici, diretti e accessibili. Avevano quell’aspetto sociale ma allo stesso tempo di rivalsa che li hanno resi subito simpatici.

Perché sfidare I detenuti?

Flavia T: Perché le sfide funzionano se metti insieme delle categorie completamente diverse. Ed è inoltre educativo sia per voi studenti, che non siete così abituati a parlare in pubblico, sia per i detenuti che imparano a discutere con le parole e non con la violenza, imparano che con le parole si possono ottenere delle cose.

Enrico Perché il desiderio è appunto quello di sfatare un mito.
I carcerati nell’immaginario collettivo sono individui poco istruiti e chiunque potrebbe pensare che una gara di retorica contro di loro risulterebbe facile, e invece in realtà non è così. Per noi questo scontro ha un forte valore sociale.

Collegamenti:
– Rassegna stampa di “Guerra di parole” (link)
– Sito web dell’Associazione per la retorica (link)

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Ateo, vegetariano, accarezzatore di gatti, fotografo di bagni pubblici, poeta mai per scelta, psicologo in divenire, a volte cammino. Nel tempo libero intreccio fiori e invio foto oscene.
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