Vittima della fede, la storia di Sara

“Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani. Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono! Voi dunque intendete la parabola del seminatore: tutte le volte che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada.
 (Matteo 13,3-23)

Quando hai avvertito il bisogno di doverti accostare alla fede?
Più che un bisogno era una curiosità. Le persone che mi stavano attorno mi invitavano a partecipare con loro alle riunioni, mi dicevano che tutti i miei malesseri sarebbero passati, anche grazie a un parroco molto bravo. Così una sera partecipai a una cerimonia, ognuno di noi confessò i propri peccati davanti a tutti e pregando insieme chiedemmo il perdono a Dio, e siccome in quel momento della mia vita c’era una cosa di cui non riuscivo a perdonarmi restai molto sorpresa quando le mie preoccupazioni vennero esternate dal prete, come se già sapesse tutto. Da lì in poi iniziai ad andarci più spesso finché un giorno il parroco mi chiese chi fossi e perché stavo frequentando il loro gruppo. La prima volta che mi confessai con lui fu una vera e propria liberazione e iniziai a sentirmi bene e man mano raggiungemmo una sorta di intesa ogni volta maggiore. Ma poi le cose sono cambiate…

Come è cambiato il rapporto con le persone che ti erano intorno ?
Siccome non avevo mai esercitato la fede prima di allora pensavano che avessi perso la testa  e io le vedevo allontanarsi sempre di più, ma ero io che lo volevo, in realtà volevo stare solo col mio gruppo, ossia con quelle persone che ormai vedevo ogni giorno. E più andavo più mi chiedevano delle cose, avevo sempre dei compiti da fare, degli impegni, mi sono ritrovata a un certo punto senza amici, senza una famiglia. Il gruppo mi assorbiva totalmente, non c’erano orari, non c’era tregua, mi convinsero a dargli sempre di più il mio tempo e poi i miei soldi. Non c’era più tempo per frequentare altre persone.

Quali mezzi usavano per convincerti?
Mi è capitato una volta di aver espresso il desiderio di volere uscire con una mia amica e il prete mi disse che avrei commesso peccato, perché quella sera sarebbe dovuta esserci una celebrazione… Dovevo adeguarmi a loro, tutta la mia vita di prima, quella di peccatrice, non sarebbe dovuta esserci più, e questo comportava vari aspetti: musica rock o scene d’amore erano argomenti banditi, mi dicevano che erano cose del demonio e che quindi avrei commesso peccato, anche fumarsi una sigaretta veniva reputato come un peccato poiché siccome il mio corpo è di Dio e non mi appartiene non lo stavo trattando bene. Tutti questi aspetti modificano molto la vita di un essere umano. Iniziai a provare continui sensi di colpa perché ormai non avevo più una vita per gli altri fuori. Mi convinsi di essere un’altra persona.

Come si comportavano le persone all’interno di questo gruppo?
Tutte le persone che erano lì soffrivano dello stesso motivo, era tutta una finzione. C’erano persone, anche anziane, che rinunciavano a tutto per dedicarsi ventiquattro ore al giorno, persone che avevano abbandonato gli studi, dal più piccolo al più grande sacrificavano molte cose,  non c’erano dialogo. Tutti avvertivano i miei stessi disagi ma nessuno aveva il coraggio di dirlo ad alta voce.

Che cos’è il “peccato”?
E’ ciò che non dev’essere fatto secondo le regole che sono state imposte da Cristo quando è venuto in terra. Per la comunità cattolica ogni cosa è peccato. Dicono che il primo sia stato quello di mangiare la mela e quindi di sfidare dio, quindi è fare un qualcosa che va contro il suo volere, e per riconciliarti con lui devi confessarti.

Com’è cambiato adesso il tuo rapporto col “peccato” ?
Io credo nell’esistenza di Dio ma non credo nel peccato. So quando faccio un qualcosa di sbagliato e so quando una cosa non va fatta e credo anche che sia solo Dio a potermi giudicare e non un prete che si sostituisce a lui dicendomi come condurre la mia vita facendomi sentire sempre in debito, come se commettessi sempre e solo errori. Adesso il peccato non mi spaventa, e vivo più serena.

C’è stato nel tuo gruppo qualcuno che è riuscito ad interrompere questo meccanismo?
Quando ti rivolgi a un parroco ti fidi di lui, perché lui è la rappresentanza di dio in terra, o almeno così si definiva e si definiscono la maggior parte dei preti, ci convincono di avere il potere di Dio nelle mani. Quando qualcuno si ribellava, ed era per una sciocchezza come ad esempio rifiutarsi di effettuare un compito, veniva messo da parte dal parroco e di conseguenza da tutti perché lo seguivano e veniva emarginato fino a quando non veniva deciso tacitamente di farlo rientrare. Ho visto tante persone andare via e quando succedeva venivano etichettate come persone cattive e dovevamo interrompere  immediatamente i contatti con loro.

Quali erano i mezzi adoperati per convincerti del loro modo di vivere la fede?
C’erano molte canzoni e rituali specifici che venivano eseguiti in atmosfere molto suggestionabili. Sin da subito mi sono state dette alcune cose molto importanti che in un primo momento mi hanno confortato. Poi ha iniziato a mancarmi la mia vita. Quando ne ho parlato a lui, il prete, mi ha accusata di essere pazza, e mi sono sentita in colpa. Mi disse che in me c’era qualcosa che non andava. Mi diede il numero di una persona che avrebbe potuto risolvere questi miei conflitti interiori: un esorcista..
Presi appuntamento e dopo aver rispettato una lunghissima lista d’attesa di un mese e mezzo lo incontrai. Ero spaventata, dalle altre stanze si potevano sentire delle urla. Era una persona di bell’aspetto, all’apparenza semplice, mi prese per mano e mi benedì. Mi fece tante domande sulla mia vita, dei sogni che facevo. Mi disse che era vero, in me c’era qualcosa di anormale… E me ne convinsi, mi fidavo di lui
Da lì ho iniziato a stare male: ansia, attacchi di panico, paranoia, paura, la mia vita era stata sconvolta per la seconda  volta. Credevo davvero di essere posseduta dal demonio, credevo di essere sbagliata, avevo paura di fare del male a me stessa e agli altri, avevo allontanato tutto e tutti: avevo toccato il fondo.

Quando hai realizzato ciò che ti stava accadendo?
Ad un certo punto arrivò una persona nuova, e la cosa che mi fece svegliare fu vedere che veniva trattata esattamente come venni trattata io all’inizio, tutto veniva eseguito come se ci fosse un copione e iniziai a riflettere e ad analizzare tutto il mio tempo passato lì fino ad allora con loro e mi dissi che sarebbe dovuto cambiare qualcosa. Iniziai a non sentirmi più in colpa, e mi allontanai man mano di più fino a farlo del tutto. Ho chiuso i rapporti con il gruppo, non ho avuto il coraggio di tentare di parlare a qualcuno di loro, non avrebbero capito, non mi avrebbero neanche ascoltata perché ormai sono stata emarginata, e lo capisco perché ero una di loro e so cosa provano.
E’ stata dura ma ce l’ho fatta.

Cosa diresti ai tuoi vecchi amici del gruppo?
Di aprire gli occhi, di vivere la vita come vogliono, di non diventare qualcun altro, di ascoltare i propri istinti, di non abbandonare i propri sogni per la chiesa come ho visto fare ad alcuni di loro

Non hai mai pensato di denunciare le persone che ti hanno inculcato quelle cose che ti hanno fatto stare male?
Denunciare chi, la chiesa? Ci sono talmente di quelle cose rimaste ancora impunite ad oggi che la mia storia in confronto è nulla. Paradossalmente dovrei ringraziarli perché se non fosse successo tutto questo non avrei imparato ad apprezzare molte cose, ho imparato a perdonare, e mi sono presa il lato buono di questa esperienza, di molti insegnamenti ne faccio ancora tesoro. Probabilmente lo rifarei solo per questo.

Perché hai deciso di parlare di questa cosa?
Ho deciso di parlarne perché mi sono ritrovata a vedere le cose per quelle che erano e mi sono resa conto di far parte di  un mondo, un mondo allucinante visto da fuori e ho riaperto per un attimo gli occhi e ho visto quello che stavo diventando e quindi vorrei che nessuno più provi quello che ho vissuto io.

Dove hai trovato il coraggio di parlarne?
Non lo so, viene e basta, a un certo punto devi fare un qualcosa per riscattarti. Nel bene e nel male ci sono state anche cose buone ma capisci di dover reagire innanzitutto per te e poi per gli altri, e il coraggio poi ti viene.

Com’è cambiato il tuo rapporto con la fede?
Non ho mai smesso di credere in Dio, ma ho chiuso con la chiesa.

Cos’è Dio per te?
Una sicurezza personale. E’ come un padre protettore.

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Ateo, vegetariano, accarezzatore di gatti, fotografo di bagni pubblici, poeta mai per scelta, psicologo in divenire, a volte cammino. Nel tempo libero intreccio fiori e invio foto oscene.
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